Bosa (OR)

Adagiata in una conca digradante verso la sponda destra del fiume Temo, che la attraversa e la separa da Bosa Marina, la cittadina dalle case colorate può contare su una grande varietà di ambienti naturali e su un paesaggio litoraneo che presenta una costante alternanza tra alte scogliere e baie con spiaggette ora sabbiose ora ghiaiose. Abitata già nel IX secolo a.C., Bosa ha una struttura urbana che richiama le sue vicende storiche più salienti: in alto sul colle si erge il castello medievale di Serravalle (sec. XII) con le sue sette torri perimetrali; da qui l’abitato si distende con il quartiere di Sa Costa verso la parte bassa, più moderna. Nella piazza d’armi sorge la chiesa di Nostra Signora di Regnos Altos (XIV sec.) mentre su corsoVittorio Emanuele, chiamato dagli abitanti “Sa Piatta”, si affaccia l’ottocentesca cattedrale dell’Immacolata. Un perfetto esempio di archeologia industriale è rappresentato dal Museo civico delle Conce. Una sosta merita, in località Bosa Vetus, la chiesa di S. Pietro (XI sec.), con tozzo campanile a pianta quadrata. Tra gli eventi in città spiccano il 29 giugno, i SS Pietro e Paolo con la processione di barche sul fiume Temo; la prima domenica di agosto, Santa Maria Stella Maris; la seconda settimana di settembre, Nostra Signora di Regnos Altos.

ARTIGIANATO

La filigrana. Bosa è famosa per i suoi gioielli in filigrana d’oro o d’argento, un intreccio di sottili fili, lisci o ritorti, che vengono poi riuniti nei punti di contatto con saldature sempre dello stesso metallo. I gioielli più caratteristici sono bottoni, catene e spille utilizzati per chiudere o sostenere gli scialli o i grembiuli. Caratteristiche filigrane sono anche gli s’ispuligadentes (o isprugadentes), ciondoli in argento di varie forme, e gli amuleti.

ENOGASTRONOMIA

La Malvasia. La Malvasia Doc di Bosa è prodotta in tutti quei vigneti della Planargia soleggiati,non umidi e posti a un’altitudine mai superiore ai 325 metri. Proprio a causa del severo capitolato di produzione, la quantità prodotta è limitata. Questo vino, invecchiato non meno di due anni,si distingue per il colore dorato, il profumo intenso e il retrogusto amarognolo. La gradazione alcolica dei tipi dolce e secco naturali è del 15% ma sale al 17,5% per i tipi dolce e secco liquorosi.

LE SPIAGGE

Compoltitu. Da Bosa, seguendo la SP 49 in direzione di Alghero, dopo 5 km, sulla sinistra è visibile un grande parcheggio. Lasciata la macchina, si percorrono qualche centinaio di metri a piedi. Si scende sulla costa, seguendo un piccolo sentiero e di colpo appare in basso la spiaggia nascosta. Compoltitu ha la sabbia bianca, in una rada parzialmente chiusa dove l’acqua è chiarissima, incorniciata da uno scenario di rocce. Ma la sorpresa non è la spiaggia, bensì, proseguendo oltre il litorale sabbioso, la distesa di scogli di calcare candido, consunti e levigati dal mare, dove si può stare comodamente appartati con i piedi in acqua o usarli come trampolini per tuffarsi e raggiungere a nuoto i bianchi banchi isolati di roccia emersa.

S’Aba Druche. Circa 4 km prima di Bosa, sulla strada, troviamo il cartello di S’Aba Druche, che in sardo significa “acqua dolce”. La spiaggia, interessata da qualche struttura di servizi molto limitata, è facilmente raggiungibile e godibile in particolare nei mesi meno affollati, per esempio settembre. La spiaggia, di sabbia e ciottoli di fiume, non è forse la più bella della zona, ma tutto il contesto che la circonda merita una sosta per un bagno in tutto relax.

Porto Alabe. Sulla strada litoranea che da Bosa si dirige verso sud, lasciata la località Turas, si seguono le indicazioni per Porto Alàbe, marina del comune di Tresnuraghes (in sardo “tre nuraghi”, di cui il centro storico conserva ancora le rovine). Dalla strada, a ridosso di un ampio parcheggio, è visibile la spiaggia principale “Alabe”, ampia e profonda, con sabbia dorata e morbida, a cui si giunge attraverso una distesa di piccole dune a macchia mediterranea. Verso nord si stende una miriade di spiaggette minori dove sostare in piena tranquillità. È la costa che va da Tresnuraghes verso Magomadas, impervia,costellata di scogli calette e spiagge di sabbia o di ciottolini.

Punta Foghe. Da Tresnuraghes una strada sulla destra per chi viene da nord ci conduce verso la zona boschiva e la piccola chiesa campestre di S. Marco; si costeggia il tratto di mare che dalla punta estrema della spiaggia di Alabe va verso sud fino a giungere alla foce del Rio Mannu (da cui il nome Foghe,in sardo“foce”). Il tratto di costa si stende per circa 10 km, lungo i quali si alternano piccole calette, faraglioni, falesie basaltiche, terrazzamenti naturali di rocce di origine vulcanica e che presenta i più rilevanti siti nella torre di Columbargia, negli scogli di Corona Niedda,nellaTorre di Ischia Ruggia, fino alla Torre aragonese di Punta Foghe dove si chiude il confine meridionale della costa di Tresnuraghes. Segnata da poderose scogliere di basalto originate dalle effusioni plio-pleistoceniche del Montiferru, attualmente in erosione ad opera del mare, Punta Foghe offre i migliori scenari della costa occidentale, con sguardi d’insieme fino alla costa di Bosa e Alghero. Il mare – pressoché selvaggio ed esente (salvo un limitato insediamento a Corona Niedda) da edilizia turistica – non è soggetto a inquinamenti e alterazioni, e perciò ricco di fauna ittica favorendo la nidificano di cormorani, gabbiani e altri uccelli tipici della fauna sarda.

 Tratto dalla Guida Blu 2013 di Legambiente e Touring Club Italiano

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