Otranto (LE)

Fortificata, cresciuta attorno alla sua cattedrale per darle o cercarne la protezione Otranto si trova sulla punta più orientale d’Italia, in fondo a un’insenatura della costa adriatica, alla foce del fiume Idro da cui forse ha preso il nome. L’area occupata oggi dalla cittadina è solo una parte di quella che costituiva l’antica Hydruntum. Nel Medioevo fu per cinque secoli uno dei principali centri della dominazione bizantina e poi normanna, quando conobbe un’intensa vita sociale, culturale e commerciale. Ma l’estenuante assedio dei turchi (1480) piegò la città, che non riuscì mai più a ritornare all’antico splendore. Il centro storico sorge, circondato da mura, sulla sponda meridionale del porto. Vi si accede dalla porta a Terra: uno sguardo alla Torre Alfonsina e si prosegue verso la cattedrale, eretta a partire dal 1080 in onore dell’Annunziata e ricostruita dopo l’assedio turco. Il severo interno è diviso in tre navate e per buona parte è pavimentato da un mosaico unico che rappresenta un enorme albero della vita composto con tessere policrome. L’imponente castello aragonese è a pianta pentagonale con tre torri circolari e nel XVI sec. fu provvisto di un poderoso bastione che si spinge fino al porto dominato da lunghi terrazzi. Interessante il ricco Museo Diocesano.

MANIFESTAZIONI

Festa Beati Martiri Idruntini. Otranto, splendida perla dell’Adriatico, è teatro per tre giorni di una festa patronale (13-15 agosto) in cui si ricordano i Santi Martiri. Protagonisti di una tragica sorte, gli 800 otrantini, tra cui pescatori, artigiani, contadini, che furono decapitati sul Colle della Minerva dai turchi per non aver rinnegato la loro fede cristiana. Vengono ricordati ogni anno, e la devozione dei

salentini nei confronti di questi eroi si manifesta fortissima in tale ricorrenza. I riti hanno inizio con la venerazione delle reliquie, che sono custodite all’interno della cattedrale. Caratteristica è la processione che si svolge lungo le strade dell’affascinante centro storico. Spettacoli, fuochi pirotecnici e concerti bandistici allietano le tre giornate.

LE SPIAGGE

Spiaggia degli Alimini. Circa 5 km a nord di Otranto, a ridosso dei laghetti omonimi, la spiaggia degli Alimini conserva intatto il paesaggio dunale, un tempo tipico di tanta parte del litorale salentino. Ampia e lunga, con una fitta macchia a mirto, alloro, lentisco e ginepro, e un’estesa pineta costiera all’interno, la spiaggia libera è interrotta da brevi tratti di costa concessi ai villaggi turistici della zona. Un vecchio cargo arenatosi a pochi metri dalla battigia è divenuto dimora di uccelli marini e un’attrattiva della zona. La spiaggia si raggiunge lasciando l’auto nei parcheggi a pagamento ai margini della pineta, nei pressi dei villaggi di “Serra degli Alimini”, e proseguendo a piedi o con i bus navetta.

Baia dell’Orte. Il tratto di costa a sud di Otranto è uno dei più spettacolari e incontaminati del Salento grazie a una fortunata serie di concause (proprietà ecclesiastiche, servitù militari, attivismo della pretura). A circa 4 km da Otranto, tra la lingua bianca di Punta Facì e l’alto promontorio di Capo d’Otranto (dominato dallo storico faro della “Palascia”), si apre la Baia dell’Orte, una serie di piccole cale sabbiose con scogli affioranti protette dalla pineta. La Baia si raggiunge imboccando la recente strada che dal porto di Otranto procede verso sud e costeggiando, più avanti, le “Terre Russe”, vecchie cave di bauxite abbandonate trasformatesi in sorprendenti laghetti verde-turchese, dalla rara vegetazione di origine balcanica (Periploca graeca). In alta stagione la spiaggia è molto frequentata, ma basta spostarsi di qualche centinaio di metri lungo il sentiero in direzione del faro per scoprire angoli strepitosi e straordinariamente solitari.

Approdo di Enea. Sempre nel comune di Otranto, nella zona di Porto Badisco, si trova una piccola e pittoresca spiaggia alla foce di un antico torrente ora scomparso: secondo la tradizione si tratta del primo approdo dell’eroe troiano al suo arrivo in Italia. Sulla vicina collinetta calcarea, a nord della spiaggia, si apre la Grotta dei Cervi, importante stazione neolitica, mentre sul promontorio antistante crescono rare piante presenti su entrambi i versanti dell’Adriatico. La zona, che si raggiunge in auto percorrendo la litoranea, merita una visita, in particolare a giugno e a settembre.

  Tratto dalla Guida Blu 2013 di Legambiente e Touring Club Italiano

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