Vernazza (SP)

Borgo tra i più caratteristici delle Cinque Terre, posto che si possa fare una classifica delle bellezze di questo territorio così particolare e affascinante da essere ascritto tra i Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco, Vernazza è citata sin dall’anno Mille e piace pensare che il suo nome sia legato alla Vernaccia, il vino locale che i romani venivano a caricare nel suo porticciolo. E da questo approdo, circondato da case dei più vari colori che mettono subito allegria e inducono alla speranza, può iniziare la visita al borgo. Tenendo il mare alle spalle,lo sguardo è attratto sulla destra dal massiccio sperone di roccia che chiude il porto e sul quale sorgono case simili a torri che circondano il Torrione e il castello dei Doria, simbolo dell’importanza di Vernazza e del suo legame con Genova. In mezzo a questa parte dell’abitato,considerata quella nobile, si snodano strette e ripide vie che scendono verso la strada principale e la piazzetta dove ci troviamo. Sulla sinistra, invece, c’è una chiesa che sembra voler difendere le prime case di Vernazza dalle onde del mare. Si tratta della chiesa di Santa Margherita di Antiochia, costruita nel 1318 in stile gotico-ligure. Due sono le particolarità che la distinguono: il campanile, a pianta ottagonale, alto 40 m, e l’ingresso posto nell’abside anziché nella facciata. L’interno presenta una pianta basilicale a tre navate ed è suggestivo per l’impiego dell’ardesia, la pietra nera locale. A livello del mare si apre la “grotta del diavolo”, dove le onde del mare in burrasca si incuneano ruggendo, spingendosi fino al paese. Dalla piazzetta si diramano sentieri tra i più belli delle CinqueTerre, in particolare quelli che conducono al santuario della Madonna di Reggio, sorto nel sec. XI, con la sua Madonna nera che si vuole portata dai Crociati, e a quello di S. Bernardino, da cui nelle belle giornate (non necessariamente d’estate) si gode un panorama che spazia dalla Corsica alle Alpi Marittime.

ENOGASTRONOMIA

Lo Sciacchetrà. La tradizione del vino di Vernazza continua ancora oggi grazie allo Sciacchetrà Doc (dal 1973). Il vino passito delle CinqueTerre, uno dei vini italiani più famosi, si ottiene da uve bosco (60%), fermentino e albarola (max 40%) i cui grappoli sono messi ad appassire su graticci o appesi al soffitto in locali freschi e ben aerati. Si ottiene, così, un vino con gradazione alcolica complessiva di almeno 17 gradi,da porre in commercio soltanto dopo il primo novembre dell’anno successivo.

 Tratto dalla Guida Blu 2013 di Legambiente e Touring Club Italiano

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