L’enoturismo diventa legge

Da oggi anche le passeggiate in vigna e le visite in cantina hanno le sue regole

Che siano proposte autonome o vere e proprie “escursioni del gusto” con tanto di bus, guide ed itinerari, negli ultimi 20 anni le aziende e le cantine hanno di fatto iniziato ad aprire  le loro vigne e i loro locali a turisti provenienti da ogni parte del mondo, attratti da esperienze nuove che portano il visitatore ad ammirare da vicino i vari processi che hanno come protagonista il vino. Forte del proprio patrimonio vitivinicolo, fatto non solo di vini di altissima qualità, ma anche di paesaggi mozzafiato, cantine suggestive e in alcuni casi altamente innovative e tecnologiche, nell’ultimo decennio intorno alla produzione enologica si è fatta strada una vera e propria forma di turismo specifico. Una realtà non certo marginale come confermato nel 2017 dai numeri del XIII rapporto nazionale sul Turismo del Vino 2017,curato per conto di Città del Vino dall’Università di Salerno, che ha stimato come intorno all’Enoturismo si aggiri un indotto di 2,5 miliardi di euro di fatturato annuale e 14 milioni di arrivi in cantina.  Dopo anni di vuoto normativo, il Decreto n. 2616 del 2017 della Legge di Bilancio introduce la prima regolamentazione del settore, che a detta del legislatore, ha l’obiettivo di valorizzare, promuovere e disciplinare non solo i territori ad alta vocazione vitivinicola, ma anche di agevolare gli stessi imprenditori. Il disegno di legge si compone di 10 articoli. Oltre a prevedere che siano autorizzate a svolgere enoturismo solo quelle aziende agricole situate in zone di vini con certificazione Docg, Doc e Igt, da adesso, questi soggetti hanno la possibilità di fatturare degustazioni, visite in cantina e vendemmie esperienziali, equiparando la disciplina fiscale di queste attività a quella agrituristica. Si aprono, quindi, nuovi scenari anche per il lavoro nel settore: l’obiettivo è di conivolgere tutta la filiera turistica e enologica così da mettere in rete il mondo del vino con le realtà culturali, sociali ed economiche del territorio. In questo quadro potrebbero aggiungersi altre certificazioni e formazioni ad hoc per gli operatori enoturistici. Questa regolarizzazione consentirà un ampliamento dei soggetti interessati a proporre un turismo esperienziale incentrato sulla valorizzazione del vino e di altri prodotti enogastronomici locali, portando il turista ad entrare nella vita quotidiana delle campagne simulando i processi della produzione vitivinicola.

0 Commenti

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*